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L’analisi OIT è un test standard di accelerazione dell’ossidazione impiegato per studiare la stabilità di un polimero in condizioni d’esercizio. Test normato per il controllo in produzione, viene impiegato anche in ricerca e sviluppo per valutare l’efficacia degli additivi aggiunti nei polimeri per ridurre l’ossidazione. La calorimetria a scansione differenziale (DSC) è un metodo riconosciuto per le misure di OIT, perché la temperatura può essere controllata con precisione ed è possibile rilevare accuratamente il punto di decomposizione. Metodi standard come ASTM® D 3895, ISO 11357-6:2018 e DIN EN 728 per le poliolefine, forniscono specifiche metodiche per l’utilizzo della DSC.
Il Sistema NEXTA DSC della Hitachi High tech è lo strumento ideale grazie al design della fornace e funziona molto bene entro i limiti di tolleranza stabiliti dai metodi standard di misura del tempo di induzione dell’ossidazione(OIT).

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Il polipropilene è un polimero cristallino, economico, semplice da modellare, resistente all’acqua e alle reazioni chimiche, e agli sforzi e perciò viene comunemente utilizzato in diversi prodotti di largo consumo, dagli imballaggi alimentari ai prodotti medicali. Il grado di cristallinità del polipropilene varia in base alla temperatura del trattamento termico e alle condizioni del processo di raffreddamento. Ciò si riflette sulle proprietà finali del materiale, per questo è fondamentale comprendere come ottenere il grado di cristallinità desiderato e gli effetti del trattamento termico su quest’ultimo.
In questa nota applicativa, la calorimetria a scansione differenziale (DSC) è stata utilizzata per valutare la cristallinità di oggetti stampati in PP.

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L’acido polilattico è una plastica biodegradabile derivante da piante quali la canna da zucchero. Le sue proprietà simili al polipropilene e al polietilene, combinate con la sua capacità di biodegradarsi in 6 mesi, lo rendono una delle bioplastiche più utilizzate oggi nell’industria della plastica monouso e non solo. Fondamentale è studiare tramite analisi termica il grado di cristallinità e la resistenza termica del PLA durante la lavorazione.
In questa nota applicativa sono state utilizzate due tecniche distinte, la calorimetria a scansione differenziale (DSC) che mostra la relazione tra velocità di raffreddamento durante la lavorazione e il grado di cristallinità e l’analisi termica simultanea (STA) che valuta la resistenza termica durante il processo di stampaggio, per valutare 4 diversi campioni di PLA con differente peso molecolare e rapporto D/L.

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La corretta chiusura dei crogioli è una delle operazioni fondamentali per l’ottenimento di una misura di calorimetria a scansione differenziale (DSC) accurata e riproducibile, l’ utilizzo di una pressa automatica è un’ottima soluzione per ottenere la chiusura ideale.

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Il potenziale zeta della superficie di materiali piatti e non conduttivi può essere misurato utilizzando una cella opzionale per il Zetasizer Nano chiamata Surface Zeta potential cell. In questa nota applicativa ne viene illustrato il funzionamento e come utilizzarla per determinare la carica.

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Presentazione del ns. specialista Fabio De Simone sull’Imaging con microscopia elettronica a scansione SEM delle polveri metalliche per uso Additive Manufacturing (evento del 30/10/2018 a Sesto San Giovanni)

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I guasti degli pneumatici si verificano spesso a causa di una qualità inferiore o ridotta del materiale e un fattore chiave per una qualità superiore del materiale si trova in una dispersione ottimale e omogenea di tutti i diversi filler. Nella presente nota applicativa presentiamo una caratterizzazione dei diversi filler in una sezione trasversale di pneumatico ottenuta utilizzando Axia ChemiSEM, una piattaforma completamente nuova progettata per fornire l’esperienza utente SEM-EDS più efficace possibile.

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Nel lavoro presentato sono state progettate microparticelle a base di polisaccaridi (maltodestrina o destrano) e amminoacidi dopate con nanoparticelle antibatteriche a base di ossido di rame o zinco (CuO e ZnO NPs). L’intento era di sviluppare nano-in-microparticelle smart con una struttura 3D gerarchica con l’obiettivo di creare una innovativa piattaforma per permettere alla pelle di rimarginarsi e di gestire la cicatrizzazione evitando al contempo infezioni.

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I fullereni sono sostanze chimiche utilizzate nel processo di produzione delle celle solari. Inoltre, poiché si formano durante i processi di combustione, è possibile trovarli nell’ambiente. Una volta presenti nell’ambiente, queste molecole di dimensioni pari a un nanometro tendono a formare aggregati stabili o cluster con dimensioni diverse a seconda della matrice acquosa e della temperatura.
Ottenere informazioni su questi cluster è di cruciale importanza, perché la dimensione influenza il loro comportamento nell’ambiente (adsorbimento, diffusione, degradazione) e la loro tossicità. Finora sono state spesso usate tecniche FFF per separare i cluster, ma l’identificazione era possibile, utilizzando la spettrometria di massa ad alta risoluzione (HRMS), solo offline. Nella presente nota applicativa viene descritta la configurazione di un sistema FFF con lo spettrometro di massa Orbitrap, che consente l’identificazione online.

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Le nanoparticelle ingegnerizzate sono ampiamente diffuse ed utilizzate in diversi tipi di prodotto, sotto forma di addensanti, additivi o riempitivi (fillers) nell’industria cosmetica, alimentare ed anche in applicazioni biomedicali. La caratterizzazione di queste nanoparticelle è dunque fondamentale per garantire la qualità e la riproducibilità.
In questa nota applicative si mettono a confronto, il livello di sensibilità dell’analisi raggiunto dallo Zetasizer Nano S e il nuovo Zetasizer Nano ZSP. Dai risultati dell’analisi di una miscela di campioni di silice (SiO2) si evince una sensibilità due volte maggiore scegliendo il secondo dispositivo (Nano ZSP).

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